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Da due mesi alcuni nostri articoli in esclusiva vengono pubblicati sul magazine "Capitolino news", un mensile d'informazione a carattere economico, culturale, giuridico e d'attualità.

L'ultimo articolo:

"Il coraggio di vedere il mercato ed i soldi per quello che effettivamente sono"

La crisi, il denaro, l'economia, la speculazione, sono termini che sentiamo ogni giorno e che forse ci stanno angosciando nelle ultime settimane al pensiero di un futuro nero e difficile, di sacrifici, rinunce e recessione.

Economisti ed esperti non sembrano prevedere molto di buono e, ad oggi, troppi paesi sono schiavi del debito pubblico, di un'economia sballata che ha esagerato soprattutto nel cattivo controllo economico "del buon padre di famiglia" e che ora si trova a dover fare i conti con tutte queste superficialità.

Ma andiamo ad analizzare più a fondo, e soprattutto con semplicità, alcuni termini che stanno diventando fin troppo popolari in qualsiasi discussione, trasmissione o scritto.

La speculazione è definita nel dizionario della lingua italiana Garzanti come "operazione commerciale o finanziaria consistente nell'acquisto e nella vendita, in tempi successivi, di merci, immobili, titoli, valute, allo scopo di lucrare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita, prevedendo l'andamento del mercato".  È anche definita, in maniera più generica, come "attività intesa a conseguire un vantaggio personale sfruttando senza scrupoli una situazione favorevole". Cosa vi viene in mente leggendo queste definizioni? O meglio, riformulo la domanda, come pensate che un paese, un'azienda o semplicemente un individuo possa veramente crescere ed espandersi operando sulla base della speculazione?

Certamente a breve termine i vantaggi sono enormi, i guadagni consistenti e apparentemente risolutori di tante problematiche, ma cosa è accaduto per poter avere quei guadagni? Quante entità ci hanno rimesso per poter permettere ad un singolo di poter avere più soldi?

Facciamo un esempio: immaginiamo che il sig. Rossi abbia delle difficoltà con la sua azienda, cosa non troppo difficile da considerare in questi ultimi mesi. Una delle soluzioni che adotta è quella di rivolgersi alla sua banca per poter avere un finanziamento che lo aiuti a superare la crisi e che magari lo aiuti anche a portare avanti delle innovazioni che gli permettano di essere molto più competitivo. Diciamo che la sua banca non è in grado di dargli tutta la cifra richiesta e riesce a supportarlo con la metà. Con questo denaro il Sig. Rossi deve riuscire a far fronte ad i fornitori e fare quelle innovazioni che lo porterebbero ad accrescere il suo valore sul mercato. La cifra stanziata  che gli occorreva, essendo arrivata solo in parte, non è arrivata deve lo porta a rinunciare a qualcosa. Potrebbe fare solo parte delle ristrutturazioni e saldare solo parte dei debiti, o magari potrebbe occuparsi solo di tutti i creditori e non apportare le migliorie in azienda o ancora potrebbe occuparsi solo dell'azienda ma non di coloro che sono già in attesa.

Qualunque di queste soluzioni adottasse si troverebbe ancora in difficoltà. Anzi, le difficoltà aumenterebbero perché i debiti sarebbero ancora non del tutto pagati e l'azienda non ancora pronta ad affrontare il mercato. Come ne esce? A volte cerca ulteriori finanziamenti, e a volte gli vengono concessi. Lui si indebita ulteriormente e la situazione diventa sempre più difficile fino al punto in cui... se gli avessero dato quei centomila euro in più sarebbe rimasto vivo ma così.. è diventato cibo per l'inevitabile speculazione di chi, non avendolo supportato effettivamente per quanto necessario, lo ha portato a chiudere e quindi lasciare la sua azienda (il cui valore è maggiore) come pegno dell'insuccesso.

Con questo non voglio assolutamente dire che l'apporto delle banche sia un errore o che non esistano banche oneste, possono esistere, ma il problema vero è la soluzione sballata che lo stesso imprenditore ha scelto cercando di fare il meglio. Ciò che si è perso, se ci riflettiamo, è il valore legato ai suoi prodotti/servizi.

Cosa sono effettivamente soldi e denaro? Molti li vedono come una meta, altri come la fortuna e la felicità, in troppo pochi li vedono effettivamente per quello che sono, un semplice simbolo che deve rappresentare un prodotto o un servizio che si produce e per il quale si riceve qualcosa in cambio, il denaro per l'appunto. Siamo così ossessionati dal dover guadagnare che non pensiamo a come farlo veramente. In quest'economia così sballata quelli che oggi stanno riuscendo a sopravvivere sono solo coloro che hanno mantenuto il giusto orientamento : ritenendo considerando la produzione effettiva di un qualche prodotto o servizio che il mercato desidera e per cui è realmente disposto a pagare, come l'obiettivo principe a cui puntare e su cui lavorare. Voglio portare un esempio estremamente semplice. Un caro amico ha fatto aprire a sua moglie, in maniera del tutto regolare, un negozio di parrucchiere in un mercato. Sono pochi mesi che è aperto e sta andando alla grande. Il servizio è di valore, le clienti pagano un prezzo giusto per il luogo in cui si trovano (parliamo di un mercato) e ad oggi hanno dovuto inserire 4 persone (ripeto, in pochi mesi) per poter far fronte alle richieste.

Cosa stanno facendo? Stanno semplicemente dando un servizio richiesto in cambio del quale ricevono denaro. Non si sono preoccupati di speculare.. si sono concentrati sul dare un buon servizio, sul crearsi una clientela di fiducia contenta ed in crescita, e stanno guadagnando. Troppo semplice? E se fosse veramente così semplice? Se avessi complicato troppo le cose sembrassero, diventassero o fossero troppo complicate basandoci su   per esigenze di chi aveva ha il solo desiderio di speculare?

Certo ci vuole coraggio a ridurre la propria azienda o la propria attività, se si è arrivati in basso, ma ci vuole altrettanto coraggio a portarla avanti concentrandosi su cosa sia effettivamente richiesto dal mercato e su come far sì che il proprio prodotto o servizio sia di valore per il mercato. Ci vuole lavoro, bisogna ingegnarsi, a volte riprendere la fiducia di clienti o fornitori, tagliare dove si vede che non gira... insomma le operazioni da fare sono tantissime, ma credo sia veramente da incoscienti cercare ancora di guadagnare sulle spalle degli altri. Non ha portato a nulla se non ha farci precipitare in un baratro che è la felicità solo di coloro che vogliono distruggere un paese, e certamente quelli non siamo noi.

Cosa fare? Insisto, avere il coraggio di vedere i soldi come qualcosa che si ottiene solo consegnando al mercato un servizio o prodotto considerato valido e, nel caso in cui ci rendessimo conto che stiamo guadagnando troppo poco, avere ancora più coraggio e valutare come far sì che il nostro prodotto/servizio diventi di maggior valore. Solo così possiamo effettivamente riuscire a sbloccare la produzione, nonostante i tantissimi ostacoli che continuano ad emergere. E la cosa vale non solo per gli imprenditori ma per qualunque uomo o donna che sia impegnato nel mondo del lavoro.

Un dipendente è di valore se produce cose di valore per la sua azienda, e un'azienda è di valore se i suoi prodotti sono considerati tali dal mercato, ma questi stessi prodotti sono il risultato del lavoro dei singoli lavoratori che, se producono davvero, rendono quell'area  posto produttivo e quindi ricco per loro e per chi li dirige.

Certo, sarebbe bello che il nostro governo agisse sulla base di questi principi, avesse il coraggio di tagliare dove effettivamente non ci sono necessità, investisse su servizi veri e desse il buon esempio, ma questa non può e non deve essere una scusa per non farlo noi stessi a prescindere. È troppo comodo aspettare che lo facciano gli altri, troppo. Ho sempre creduto che chi ha la consapevolezza di cosa sia giusto fare lo debba fare, senza aspettare che altri lo facciano per primi. Buon lavoro!

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Gli altri li potrai trovare nella sezione dedicata.testimonianze di manager nella consulenza aziendale

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Andrea Agostinelli
Direttore vendite
Simacame srl


 

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