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Come Mai I Dipendenti Non Eseguono I Vostri Ordini?

Come Mai I Dipendenti Non Eseguono I Vostri Ordini?

Ma perché non fanno quello che dovrebbero? Cosa c’è alla base della maggior parte degli inadempimenti da parte del personale?

Quante volte vi siete fatti la domanda: “ma è possibile che non ci riesca… gliel’ho spiegato e rispiegato eppure… non riesce a fare quanto abbiamo stabilito!” e siete quindi arrivati alla conclusione che un vostro collaboratore non è valido, non ha voglia, è un incapace e lavativo? Non mentite… so che tante volte questa esclamazione vi è passata per la mente. E non faccio eccezione nemmeno io che scrivo, che dovrei conoscere piuttosto bene alcuni dati.

In realtà, però, solo un 10/20% delle persone sono effettivamente così negative e menefreghiste. La maggior parte dei nostri collaboratori sono invece volenterosi e desiderosi di fare qualcosa di utile e di fatto bene ma… a volte non riescono.

Perché Non Ci Riescono?

Ebbene, esiste un punto veramente di base che viene troppe volte sottovalutato o completamente ignorato nella formazione e nell’affiancamento di una persona. Parliamo di qualcosa che ha a che vedere con lo studio.

In che senso?

Facciamo un esempio: diciamo che oggi assumo un nuovo addetto amministrativo che dovrà occuparsi della gestione del credito. Diamo ovviamente per scontato che, siccome ha fatto le giuste scuole, siccome è laureato con alti voti e teoricamente conosce il mestiere, sia perfettamente in grado di svolgerlo, ed in effetti dovrebbe essere così. Eppure a volte non è così. Potremmo affrontare vari punti per risolvere la questione, e certamente il fatto di volersi effettivamente prendere responsabilità del ruolo che gli è stato affidato è il primo. Nessuno ottiene risultati su qualcosa quando non ha deciso effettivamente di farlo e di prendersene cura.

Ma oggi voglio andare ad esaminare un fattore che è ancora più alla base e fa sì che la persona possa anche decidere di non prendersene responsabilità. Parliamo dell’oltrepassare, durante lo studio di una qualche materia, parole o concetti mal compresi. Questo fa cessare la comprensione del soggetto. Incredibile?

Facciamo un esempio: una segretaria legge l’ordine: “porta i documenti a Mario e lasciagli anche i menabò. Dopo riportameli approvati così cominciamo a lavorare”. Diciamo che la segretaria non è proprio una grafica e non sa che il menabò è uno schema di lavoro di un progetto grafico con le indicazioni di dove inserire immagini e come comporre i testi, e non si preoccupa di scoprire cosa sia. Leggendo l’ordine si ricorderà solo di portare i documenti a Mario e non resterà impresso nella sua mente il fatto di riportare il tutto con le decisione prese così da poter cominciare a lavorare. Anzi, si sentirà intontita e irritata e dimenticherà di farlo! Perché? Perché quando una persona incontra una parola mal compresa smette di comprendere ciò che segue o non ne diventa consapevole. È come se si creasse un “buco” nella sua testa subito dopo quelle parole, un momento di vero e proprio vuoto. Fate la prova, leggete qualunque cosa e guardate cosa succede a ciò che viene riportato dopo una parola che non vi è del tutto chiara… ricordate anche quando studiavate? Stessa cosa.. materie conosciute come il formaggio gruviera, parti si e parti del tutto buie…

Le Parole o i Concetti Mal Compresi Bloccano L’Azione

Ora, esiste un tipo di mal comprensione specifica che addirittura blocca un ciclo d’azione. La si può chiamare mal comprensione distruttiva, ed è la causa più comune di un prodotto inaccettabile o dell’assenza di risultati da parte di un collaboratore. La persona, dopo questa parola, letteralmente si blocca, non riesce più a studiare o a mettere in pratica i dati (e ricordatevi che nel nostro caso studiare è anche la formazione che gli viene fatta), è ferma nel fare le azioni che dovrebbe fare e sembra davvero non apprendere. Ora, cosa ancor più importante, non sempre questo tipo di parole sono parole complesse. A volte sono termini piuttosto semplici che si pensava di conoscere ed invece non è così!

Facciamo un esempio a livello manageriale. Si parla sempre di organizzazione e gestione. Ma cosa vuol dire organizzazione? Provate a darne una definizione. Bene. Ora vi do anche quella giusta. L’organizzazione è un insieme di persone o gruppi che hanno responsabilità specifiche e sono uniti da uno scopo o un lavoro. Ancor meglio un’organizzazione è un insieme di terminali e linee di comunicazione unite da uno scopo comune, dove per terminale si intende persone, punti o posizioni che possono ricevere, ritrasmettere o inviare una comunicazione. Un uomo ma anche un ruolo – una posizione, un lavoro – può essere un terminale.

Avendo questa definizione e guardando la vostra azienda di cosa vi rendete conto? Che probabilmente non tutti hanno chiaro lo scopo per cui esiste. A volte lo si tiene riservato o addirittura non lo si ha più tanto chiaro… uno dei punti principali che affrontiamo con l’imprenditore nel lavoro che facciamo è proprio quello di formulare correttamente lo scopo – la mission – per cui l’azienda esiste e per cui è di valore il fatto che si espanda.

Molto probabilmente vi renderete anche conto che le persone non sono dei punti di ritrasmissione all’interno dell’azienda ma dei punti in cui gli elementi che dovrebbero fluire in azienda si bloccano o si impantanano.

Facciamo un esempio per renderla più chiara: diciamo di avere un’azienda che si occupa di caldaie, il loro lavoro è vendere e aggiustare caldaie. Arriva una chiamata e la segretaria, che dovrebbe essere parzialmente formata su di un primo intervento telefonico, risponde al telefono e prende le informazioni. Poi il tecnico, con i dati ricevuti, va dal cliente e pensa di fare un certo lavoro ma si trova a doverne fare uno diverso da quello che si aspettava. Normale no? No! Ma cosa ha causato questo “piccolo inconveniente”? Uno flusso aziendale a livello di prodotto bloccato. Il nostro tecnico dovrà tornare dal cliente, il lavoro non verrà portato immediatamente a buon fine e il cliente non sarà assolutamente soddisfatto. Inoltre non riuscite a far fronte velocemente a tutte le richieste perché tutti i tecnici sono sempre impegnati… eppure non guadagnate a sufficienza. Cosa è successo? La signorina al telefono non ha preso la chiamata in modo corretto e così quel flusso che doveva passare da lei come informazioni complete raccolte dal cliente e trasferite al tecnico si è bloccato, tornato indietro, si deve rifare e si perde tempo.. e soldi. Ma se non avete chiara la definizione di organizzazione siete in grado di vedere semplicemente il motivo di questo disservizio? O finite col pensare che la signorina non ha voglia di lavorare, voi non siete un buon manager, i clienti non sanno spiegare bene al telefono (verissimo, ma è per quello che esistete) e decidete di selezionare altri tecnici perché non riuscite a fare tutto, o magari altre receptionist? Sistemando invece quel punto, con un po’ di formazione corretta, il flusso tornerebbe a fluire, i vostri tecnici farebbero subito il lavoro, i clienti sarebbero contenti e… beh, il resto lo sapete!

Troppo semplice? Forse, ma provate a fare una piccola analisi e vedrete che spesso sono proprio le cose semplici a mancare!!!

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